L’esperto risponde

Il Dott. Leonardo Vignoli è un ricercatore biologo presso l’Università Roma Tre dove insegna Ecologia Animale È autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. I suoi principali interessi sono l’ecologia delle comunità animali, le strategie alimentari e la biologia riproduttiva degli anfibi e dei rettili. Il suo profilo scientifico è consultabile presso la sua pagina sul portale ResearchGate dove i suoi studi e i suoi progetti sono liberamente consultabili.

Ha partecipato a numerose missioni scientifiche all’estero per progetti internazionali. Alcune tra queste, in collaborazione con Kenya e Uganda, lo hanno condotto a studiare i pesci ciclidi del Lago Vittoria. Altre in Sud Africa gli hanno permesso di studiare l’ecologia di alcuni rettili.


Hai dubbi o curiosità sugli animali ospitati al Safari? Vuoi conoscere anche gli aspetti meno comuni che rendono così interessante ogni specie vivente?

 Chiedi al nostro esperto che saprà rispondere a ogni tua domanda!

Le domande e le risposte più interessanti saranno pubblicate in questa area.

Fai una domanda!

Nome (richiesto)

Email (richiesto)

Messaggio (richiesto)

Inserisci questo codice (richiesto)
captcha

 Domande e risposte

L’esperto risponde

Come fanno le giraffe a partorire i piccoli con il collo così lungo?


Come avrai potuto leggere nella scheda della Giraffa nel nostro sito questa specie ha un collo molto lungo dovuto a un estremo allungamento delle vertebre cervicali e non a un loro aumento di numero rispetto agli altri vertebrati (ne hanno sempre 7, uomo compreso). Alla nascita i piccoli di giraffa hanno le vertebre cervicali più corte di quanto saranno allo stadio adulto proprio per facilitare il parto. Durante le prime fasi dello sviluppo della giovane giraffa il collo raggiunge le proporzioni definitive dell’adulto.

Perché si associa la figura dell’asino a una persona stupida, nonostante questo animale sia molto umile e un gran lavoratore?


Come si può leggere nelle nostre schede, l’asino è un mammifero appartenente alla famiglia degli Equidi addomesticato da millenni e usato principalmente come animale da soma. Nonostante sia un animale conosciutissimo ed ampiamente presente anche nel nostro quotidiano, in pochi si immaginerebbero la quantità di allegorie in qui l’asino è protagonista. Il simbolismo dell’asino ha radici lontane ed è diffuso in diverse culture con significati a volte positivi e altre negativi. In Grecia era considerato simbolicamente l’animale contrapposto ad Apollo, il Dio protettore
di ogni armonia della natura e dello spirito, e quindi l’asino era visto come l’antitesi dell’armonia.
L’asino ha ancora grande importanza presso molti popoli, ed è stato oggetto di culto presso popoli orientali e africani.

L’asino da sempre è stato definito come un animale testardo e stupido quando invece incarna caratteristiche opposte. Gli asini sono infatti animali molto obbedienti, con una grande capacità di apprendimento. Molto fedeli al proprio padrone, del quale tendono ad assimilare comportamenti e carattere, gli asini riflettono la capacità del proprietario di essere amabile nei loro confronti. Conseguentemente a un’educazione non corretta, può sicuramente diventare un animale piuttosto testardo, e questo gli ha guadagnato un’ingiusta fama di scarsa intelligenza. Gli asini sono quindi divenuti famigerati per la loro ostinazione e testardaggine, anche se questa cattiva fama si deve ad una cattiva interpretazione del comportamento dettato dal suo istinto di conservazione: quando si vuole forzare un asino a fare qualcosa che sia o gli sembri contrario ai propri interessi sicuramente lo troveremo estremamente recalcitrante. Oltre che simbolo di testardaggine, l”asino è considerato anche simbolo di ottusità e ignoranza: infatti compare in tante allegorie e/o simbologie quali quelle nella favola Pinocchio di Collodi come anche nell’uso comune il copricapo con orecchie d’asino e l’appellativo di asino o somaro (o somarello) spettano allo studente pigro e svogliato o comunque poco intelligente.

Cosa mangia il cane della prateria?


Sebbene sia un roditore, il cane della prateria è un animale fondamentalmente vegetariano che integra la dieta anche con insetti. Con cane della prateria si indicano cinque diverse specie del genere Cynomys che mangiano differenti specie di piante cibandosi delle foglie, delle radici, dei semi e dei frutti. La dieta varia in base alle stagioni ma è principalmente basata su piante erbacee di cui sono mangiate in particolare le foglie. Conoscere queste informazioni è importante quando i cani della prateria sono allevati in cattività. Infatti si tende a cibare questi animali con mangimi a base di semi concepiti per l’alimentazione di altri roditori come criceti, cavie e affini. Tali mangimi non sono idonei per il cane della prateria ma devono essere fortemente integrati con un apporto di vegetali freschi o secchi rappresentati da foglie, radici e frutti.

Qual’è l’aspettativa di vita media di un leone?


L’aspettativa media di vita di un leone è di circa 10-15 anni in natura e fino a 30 anni in cattività (mediamente negli zoo i leoni vivono tra i 20 e 26 anni). In natura l’aspettativa media di vita di un leone maschio è di circa 10 anni mentre le femmine mediamente raggiungono 15 anni. I maschi vivono in media meno delle leonesse poiché incontrano durante la vita maggiori rischi dovuti principalmente ai combattimenti con altri maschi per difendere il loro clan.

Il cavallo si può accoppiare con la zebra? e se si, che cosa si ottiene?


L’accoppiamento tra cavallo e zebra (sia se si incrocia uno stallone della prima specie ed una giumenta della seconda sia viceversa) è possibile e dà origine a un ibrido spesso sterile chiamato zebrallo, zebroide o cavabra. Se il cavallo è un pony l’ibrido risultante dall’incrocio è denominato zony o zebpo. I diversi nomi definiscono le varie tipologie di accoppiamento (maschio cavallo x femmina zebra oppure maschio zebra x femmina cavallo). Inoltre, le zebre sono state incrociate anche con l’asino domestico. L’ibrido che si ottiene è sterile ed è spesso chiamato zebrula.

La sterilità degli ibridi è dovuta al diverso assetto cromosomico tra cavallo (2n = 64 cromosomi) e zebre (a seconda delle specie 2n = 44-62) che impedisce una corretta formazione dei gameti (spermatozoi e ovuli).